Studio Rombolà & Associati
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Domande Frequenti

In questa pagina sono raccolte le domande frequenti che vengono rivolte all’Avv. Rombolà e i suoi associati.

richiesta-legale

Tutte le domande frequenti:


Perché rivolgersi allo studio legale Rombolà & Associati?

Riteniamo che nei rapporti con la parte assistita vi sono due elementi essenziali: la fiducia e l’autonomia. Fiducia vuol dire piena e reciproca dedizione ma anche fedeltà e lealtà di comportamenti e chiarezza da entrambe le parti; autonomia vuol dire discrezionalità nei mezzi di difesa e indipendenza nei rapporti e nella gestione della lite. Il nostro studio vanta un team diligente e competente che informerà il proprio assistito, all’atto dell’incarico, delle caratteristiche e dell’importanza della controversia o delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione possibile. Sarà nostra premura informare il cliente sulle previsioni di massima inerenti alla durata e ai costi presumibili per la risoluzione della controversia, nonchè comunicare al cliente la necessità del compimento di determinati atti al fine di evitare prescrizioni, decadenze o altri effetti pregiudizievoli relativamente agli incarichi in corso di trattazione.

L’indipendenza è un requisito essenziale per esercitare una professione intellettuale?

Non sempre. Esistono professioni intellettuali in cui normalmente i perofessionisti svolgono l’attività in rapporto di subordinazione (ad. esempio, i medici, i giornalisti), ma anche in tal caso de’essere assicurata l’autonomia degli organi professionali. l’indipendenza è invece essenziale nella professione di avvocato.

E’ possibile esercitare un’attività professionale senza l’iscrizione all’albo?

L’iscrizione all’albo è essenziale per l’esercizio di una professione ai sensi dell’art. 2229 c.c., e la ratio di questa norma è evidente: si vuole proteggere non solo l’interesse pubblico al buon andamento dell’amministrazione, ma anche l’interesse dei cittadini ad ottenere specifiche prestazioni professionalmente qualificate. In sede penale si configura il reato di esercizio abusivo della professione (art. 384 c.p.) e di usurpazione di titolo (art. 498 c.p.); in sede civile, si determina la nullità del contratto per mancanza di causa (art. 1418 c.c.), e quindi viene meno l’azione per il pagamento della prestazione eseguita (art. 2231 c.c.) e sorge l’obbligo del risarcimento del danno.

Quali sono i casi specifici di incompatibilità previsti dalla legge professionale?

Sono esclusi tre tipi di attività: l’attività comerciale (in nome proprio e in nome altrui); l’attività subordinata, pubblica e privata, presso aziende private o enti pubblici; l’esercizio di altre professioni (notaio, sacerdote). L’attività professionale non è un’attività mercantile e deve essere svolta con piena autonomia e indipendenza.

Un avvocato può essere presidente di una società di capitali?

La giurisprudenza ha ritenuto di distinguere – sulla base dei poteri conferiti dallo statuto – tra presidente con poteri gestori e presidente con soli poteri rappresentativi, affermando che l’incompatibilità sussisterebbe soltanto nel primo caso. E’ necessario valutare se, di fatto, con la carica assunta sia impedito lo svolgimento effettivo della professioe, e solo in questo caso dovrebbero intervenire gli organi forensi disponendo la cancellazione dall’albo.

Che cosa s’intende per formazione continua (o permanente)?

La formazione continua è prevista nell’art. 13 del codice deontologico forense ed ora disciplinata da un regolamento del Consiglio nazionale forense del 18 gennaio 2007 e dalla successiva relazione applicativa del 13 luglio 2007, che l’hanno resa obbligatoria. Per formazione professionale continua si intende pertanto ” ogni attività di accrescimento e approfondimento delle conoscenze e competenze professionali, nonchè il loro aggiornamento mediante la partecipazione ad iniziative culturali in campo giuridico e forense”. Ogni iscritto deve conseguire determinati crediti formativi (90 in triennio, di cui almeno 20 in ogni singolo anno), scegliendo liberamente gli eventi e le materie, salvo l’obbligo di ottenere almeno 15 crediti aventi ad oggetto l’ordinamento professionale e la deontologia.

La società tra avvocati pu rispondere deontologicamente per le infrazioni disciplinari commesse dai soci?

Sì. A dire il vero il Codice deontologico prevede e sanziona la responsabilità disciplinare in caso di associazioni professionali, stabilendo che è disciplinarmente responsabile solo l’avvocato o gli avvocati cui si riferiscono i fatti commessi. Per contro, il d.lgs 2 febbraio 2001, n. 96, che ha istituito la società tra avvocati, ha previsto espressamente la responsabilità disciplinare della società, stabilendo che la società risponde delle violazioni delle norme deontologiche, se la violazione commessa dal socio è ricollegabile a direttive impartite dalla società. Ne discende che quando le violazioni commesse dal socio non si ricolleghino a direttive della società, quest’ultima non ne risponde.

Quali sono gli obblighi degli avvocati per la normativa antiriciclaggio?

Essa si applica agli avvocati quando essi rappresentano i clienti per tutte le operazioni finanziarie o immobiliari (cioè agiscono in nome e per conto dei clienti) e quando assistono i clienti in determinate operazioni ( sono cinque tipologie: trasferimento di beni immobili, gestione del denaro, apertura e gestione di conti correnti, organizzazione di società e costituzione di società o trust).

Che cos’è il patto di quota lite?

E’ la pattuizione o contratto con cui l’avvocato e il cliente convengono che – quale compenso per l’opera prestata – venga riconosciuta dal cliente all’avvocato una percentuale del bene controverso o del valore dello stesso. L’art. 2233 c.c. comma 3 è stato abrogato e la nuova legge sulle liberalizzazioni consente espressamente la determinazione di un compenso parametrato agli obiettivi perseguiti.

Quando si configura la responsabilità aggravata ex art 96 c.p.c.?

La responsabilità aggravata colpisce la parte (e non l’avvocato) e presuppone la coccombenza totale di colui che ha posto in essere l’illecito processuale, la necessità che la controparte deduca e provi la concreta esistenza di un danno, e infine una particolare forma dell’elemento soggettivo che è endicato come “colpa grave o mala fede” (c.d. temerarietà, secondo il concetto delineato dalla giurisprudenza).

Quale differenza vi è tra pubblicità e accaparramento della clientela?

Mentre la pubblicità è una manifestazione esteriorizzata e pubblica delle qualità personali e dell’attività, e offende principalmente il dovere di riservatezza avendo un fine indiretto che è l’acquisizione della clientela, l’accaparramento della clientela ha un ambito più particolare ( perchè colpisce manifestazioni esterne, non necessariamente pubblicizzate) e offende principalmente la dignità, il decoro e ha il fine immediato e diretto di acquisire la clientela.

Cosa si intende per rapporto di colleganza?

Il rapporto di colleganza, invero, è un principio consolidato dalla tradizione ed è da sempre conosciuto. Tuttavia esso non è un dovere primario: l’obbligo di colleganza, infatti, è sempre subordinato al dovere di difesa e indica essenzialmente una modalità di comportamento, piuttosto che un rigido principio da adottare in ogni caso (vedi artt. 22 e 23 c.d.f.).

L’avvocato può mettersi direttamente in contatto con la controparte che sia assistita da un altro avvocato?

No. L’avvocato deve mantenere i rapporti direttamente con il collega avversario. Infatti un rapporto diretto con la controparte potrebbe apparire intimidatorio o vessatorio e rappresenterebbe una mancanza di riguardo nei confronti del collega, sottolineando l’inutilità della sua presenza. Solo in casi particolari, per richiedere determinati comportamenti o intimare messe in mora o evitare prescrizioni o decadenze, la corrispondenza può essere indirizzata direttamente alla controparte, sempre peraltro inviandone copia per conoscenza al legale avversario.

Quali rimedi possiede il cliente insoddisfatto del comportamento deontologico del suo avvocato?

Ogni cliente insoddisfatto di un legale può agire contro di lui in ogni momento per il risarcimento del danno; ogni cliente insoddisfatto del comportamento deontologico dell’avvocato può rivolgersi in ogni momento con un esposto al Consiglio dell’Ordine presso cui è iscritto il professionista.

Cosa si intende per mediazione?

La mediazione è l’attività professionale svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. La mediazione può essere facoltativa (se scelta dalle parti), demandata (quando il Giudice, cui le parti si siano già rivolte, invita le stesse a tentare una mediazione) e obbligatoria (quando per poter procedere davanti al giudice le parti debbono aver tentato senza successo la mediazione). Quest’ultima è attualmente obbligatoria in materia di: diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto d’aziende, risarcimento danni da responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, condominio, risarcimento danni da circolazione stradale e natanti. http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_7_5_2.wp

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